il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang

 

scena

Il contesto in cui si svolge la storia è il vero attore principale e il vero "mostro di Düsseldorf". La catena di omicidi di bambine, per quanto violenta e insensata, e forse proprio per questo, non ha bisogno di essere evidenziata nè ingigantita da trucchi cinematografici. Così il regista puo avere tempo e quantità di pellicola per analizzare ciò che tale serie di delitti causa alla città. Non si parla solo di sgomento o del naturale odio che può suscitare un efferato delitto, ma anche dell'isteria sociale che genera e dell'impatto sulle strutture di potere.

 

 

La polizia, che brancola nel buio, trova un facile caprio espriatorio nella criminalità e comincià ad attribuire i delitti ad un delinquente misterioso dei bassifondi nella speranza di trovare qualcosa e indirizzare le indagini ferme verso qualcosa. La malavita toccata nel suo intimo, cioè nella sua invisibilità, si trova nei riflettori delle attenzioni pubbliche e della polizia.

Ne nasce una tensione sociale che coinvolge il popolo, lo stato e lo stato malavitoso. Entrambe queste tre anime della società cominciano a braccare per interessi diversi il mostro, che finisce per fare quasi pena. Gli omicidi si scolorano e perdono peso di fronte agli ingranaggi bizzarri della società. La criminalità per non avere più le attenzioni della polizia finisce per catturare il mostro e consegnarlo un pò controvoglia alla giustizia.

Paradossale e molto ironico è il processo sommario che i delinquenti preparano per il mostro nella speranza di condannarlo a morte. Non importa se ad ucciderlo è gente che ucciderebbe la propria madre per soldi. Eppure in questo bislacco processo di dice una pesante verità: non si può condannare a morte un uomo se a spingerlo ad uccidere è la natura umana.

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