il risorgimento e' stato nella mia infanzia e nei primi miei anni di studio un' epopea di eroi e di ideali talmente lontana dal presente, che sembrava non valere la pena neanche arrivarci con il programma scolastico, ma a cui tuttavia si faceva riferimento in ogni evento storico dell'Italia, per sottolineare che l'unita d'italia aveva dei padri illustri, pur senza approfondirli. Dovevano essere pallosi, questo avevo pensato, perche' gli insegnanti non li affrontavano mai con entusiasmo. Era forse ignoranza? O poca simpatia? O mancanza di bagaglio culturale per decifrarli dal loro contesto e declinarli nella nostra attualita'? O una sottile ipocrisia, che dietro un' esaltazione nasconde in realtà un tradimento?

Su tutti pero' sovrasta, seppure con tanti difetti, Mazzini che, se non riesce ad essere concreto e viene facilmente manovrato da Cavour, dimostra un altezza morale indiscutibile. Mazzini credeva in ideali repubblicani modernissimi, mettendo la questione agricola e degli operai al centro del dibattito sociale, e risolvibile mediante teorie sociali di distribuzione della ricchezza in proporzione al lavoro prodotto. L'abolizione della proprieta privata profetizzata da Marx era, secondo Mazzini, inattuabile e dannosa per l'economia, e avrebbe alla lunga favorito la creazione di una classe politica dominante, prevedendo quindi la deriva tirannica del comunismo.
Questi dettagli del pensiero mazziniano non li trovi nel libro, ma e' la curiosita che ti stimola a farteli ripescare dalla rete. Sempre tramite queste pagine scopri che Mazzini durante un viaggio in treno aveva incontrato Nietzsche con la sorella. Entrambi avevano filosofeggiato, su insistenza del pensatore tedesco, sul valore della violenza. Cosi finisci per immaginarti questi uomini chiacchierare senza la consapevolezza che le loro discussioni sarebbero state manovrate dalla propaganda rispettivamente del fascismo che del nazismo. Insomma l'autore De Cataldo solletica la fantasia e riporta sulla terra personaggi abusati per i piu' diversi scopi e ridotti a statuine in piazze ed in nomi di vie da negozi. De Cataldo ci ricorda che il risorgimento e' stato un processo lento, in cui ad ogni azione e' corrisposta una reazione, ad ogni ardore un tradimento, per poi passare tutti sul carro del vincitore di turno calpestando in vita quelli che nella morte sono diventati eroi di una nazione giovane che aveva piu' sudditi che cittadini.