In Irlanda del nord la "domenica di sangue" ricorda una strage annunciata e forse inevitabile per capire l'assurdita di una presenza militare ingombrante e antistorica, specie dopo la caduta del predominio britannico.
Tuttavia altri vent'anni dovevano passare perchè quell'assurdita venisse non solo compresa ma affrontata con il coraggio del dialogo e non delle armi. Quella domenica una folla di uomini tentò di disarmare l'Ira e l'occupazione inglese con una marcia di pace, ma era prematuro.
Il sangue di quel giorno affilò le unghie dell'odio per anni.

Tutto il film di Greengrass sottintende, con il suo ritmo incalzante, fin dalle prime scene ad una tragedia, che più che annunciata è lentamente preparata e voluta. Per tutto il film squilla un telefono quasi ad scandire i minuti che corrono al massacro e la telecamera a spalla racconta la frenesia dei fatti e l'incapacità dei protagonisti di razionalizzare gli eventi a seguire.
Alla fine del film la canzone degli U2 scandisce e risveglia le mie emozioni di adolescente viziato che ha legato quelle note ad eventi teneri contemporanei e non alle morti senza senso di una terra lontana... forse per un ragazzo era meglio così...